Il fegato dei giovani minacciato da alcol, obesità e diabete
Epatologi, aumentano malattie come la steatosi metabolica
Obesità, diabete e consumo di alcol stanno incrementando la crescita delle malattie del fegato, con un impatto crescente tra i giovani. La steatosi metabolica colpisce oltre il 30% degli adulti nel mondo, mentre in Italia circa 8 milioni di persone, tra cui 660mila giovani tra 18 e 24 anni, assumono alcol a rischio per la salute, tra binge drinking e abitudini dannose. Lo rileva l'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (Aisf) in occasione del suo convegno annuale n corso a Roma fino al 20 marzo. "Steatosi metabolica e malattia alcol-correlata sono due facce della stessa crisi di salute pubblica - dice Giacomo Germani, segretario Aisf - e richiedono diagnosi precoce, presa in carico appropriata e forte investimento in prevenzione". La steatosi metabolica può restare silente a lungo, ma può evolvere verso fibrosi, cirrosi e tumore del fegato. La survey Aisf condotta su 43 unità operative evidenzia che circa il 40% dei pazienti presenta fibrosi significativa e il 20% ha già sviluppato cirrosi. Per questi pazienti, osserva Salvatore Petta, ordinario di Gastroenterologia all'Università di Palermo, "oggi ci sono strumenti diagnostici non invasivi e nuove terapie mirate come Resmetirom e Semaglutide". Parallelamente, resta elevato l'impatto della malattia epatica alcol-correlata. Per Patrizia Burra, ordinario di Gastroenterologia all'Università di Padova, "il binge drinking e il consumo inappropriato tra i giovani possono provocare danni epatici gravi. La malattia alcol-correlata non è solo il risultato di un consumo eccessivo protratto nel tempo, ma una patologia complessa. Nella maggior parte dei casi evolve dalla steatosi alla fibrosi, poi alla cirrosi e, in circa il 6% dei casi l'anno, all'epatocarcinoma. Nelle forme acute più severe, come l'epatite alcolica, la mortalità a sei mesi può arrivare fino al 60%, rendendo fondamentale una presa in carico multidisciplinare". Aisf sottolinea infine il ruolo chiave degli epatologi nella presa in carico dei pazienti, evidenziando che solo nel 23% dei centri italiani sono integrati stabilmente nei team per la gestione dell'obesità, mentre nel 44% non ne fanno parte, evidenziando un'area critica per il miglioramento dell'assistenza. Negli ultimi anni anche l'approccio al trapianto di fegato nelle forme più severe di malattia alcol-correlata è profondamente cambiato. Per le forme più gravi, l'Aisf evidenzia il superamento della tradizionale "regola dei sei mesi" di astinenza dall'alcol. Nei casi di epatite alcolica grave, con mortalità fino al 60% a sei mesi, il trapianto può rappresentare l'unica possibilità di sopravvivenza per pazienti accuratamente selezionati.
P.Mueller--MP