Venezia: "Al cinema italiano servono diritti e stabilità, non falsi trionfalismi"
Il movimento #siamoaititolidicoda sul report del ministero, "Non c'è nulla da festeggiare"
"Come movimento di lavoratrici, lavoratori e maestranze #siamoaititolidicoda sentiamo il dovere di smentire una narrazione trionfalistica che non ha alcuna aderenza con la realtà dei fatti. Non c'è davvero nulla da festeggiare" dicono in una nota i rappresentanti del movimento commentando il report presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dalla direzione generale cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura "raccontando un settore in perfetta salute e un'industria audiovisiva in crescita. L'operazione di facciata del Ministero pecca di un'assoluta autoreferenzialità, utile solo a raccogliere applausi da passerella ma incapace di nascondere la polvere sotto il red carpet, fatta di tagli strutturali, precarietà dilagante e un totale vuoto di tutele sul lavoro. I cosiddetti "tecnicismi correttivi" del Governo hanno paralizzato il settore per mesi. Questa cattiva gestione ha concentrato il lavoro in pochissimi mesi dell'anno, compromettendo la continuità occupazionale e la possibilità stessa di condurre una vita dignitosa". Secondo i lavoratori dello spettacolo, "la stessa contrattazione per il rinnovo del CCNL Troupe viene pesantemente condizionata e influenzata, traducendosi in ipotesi di sviluppo e proposte peggiorative del tutto inaccettabili per chi lavora davvero sul campo. Mentre il Governo e i media celebrano numeri e contributi statali che spesso non tornano nemmeno, chi lavora nel settore resta del tutto invisibile. I set sono diventati luoghi di gravissimo disagio e ricattabilità, tra orari massacranti, assenza di sicurezza e condizioni degradanti. Nei report del Ministero tutto questo scompare: non c'è un solo dato che valuti la qualità del lavoro o l'impatto sociale dei fondi pubblici, ignorando del tutto le condizioni di chi il cinema lo fa davvero. È una contraddizione inaccettabile: il successo di una politica culturale si misura dalla qualità del lavoro che genera, non dai fatturati. Se i fondi pubblici finanziano precarietà e mancanza di tutele, ad essere fallimentare è l'uso dei soldi dei cittadini. Chiediamo che ogni euro destinato al cinema sia vincolato al rispetto dei contratti e a controlli severi sulle condizioni dei lavoratori. Al cinema servono diritti e stabilità, non falsi trionfalismi", aggiungono. Per il movimento #siamoaititolidicoda "l'approvazione della legge è oggi un passaggio fondamentale".
J.Becker--MP